L’accessibilità cessa di essere un adattamento per diventare un criterio di qualità architettonica.
Valencia, 27 maggio 2026. L’accessibilità non può più essere considerata un adattamento aggiunto al termine di un progetto, ma un criterio essenziale di qualità architettonica e di progettazione responsabile. Questa è stata una delle principali conclusioni della terza edizione di FuturEMAC®, il forum promosso da EMAC® Gruppo, azienda leader nei profili tecnici e decorativi e specialista in accessibilità e sicurezza universale, che quest’anno ha concentrato il dibattito sul nuovo scenario determinato dall’entrata in vigore dell’European Accessibility Act (EAA).
Con il titolo “Accessibilità reale: tra normativa ed esperienza”, l’incontro, tenutosi mercoledì presso Hub Sabadell di Valencia, ha riunito architetti, rappresentanti dell’industria, specialisti dell’accessibilità e rappresentanti del mondo sociale e istituzionale per riflettere su come trasformare le norme in soluzioni concrete capaci di migliorare l’autonomia e l’esperienza delle persone.
Durante l’apertura dell’evento, la CEO di EMAC® Gruppo, Emi Boix, ha sottolineato che l’accessibilità non può più essere interpretata esclusivamente come una questione normativa. «Tra il rispetto delle norme sulla carta e la realizzazione di spazi realmente accessibili esiste ancora una distanza che possiamo ridurre solo ascoltando, collaborando e lavorando insieme», ha affermato.
Boix ha inoltre ricordato che EMAC® aveva già affrontato questo tema nella prima edizione di FuturEMAC®, ma che l’entrata in vigore della nuova legislazione europea segna «un prima e un dopo» per l’intero settore delle costruzioni e impone di ripensare il modo in cui gli spazi vengono progettati e realizzati.
Alla giornata hanno partecipato Mª Carmen Fernández, architetto tecnico per l’Accessibilità Universale e l’Innovazione presso Fundación ONCE e ASEPAU; Juan López-Tarruella, architetto e dottore di ricerca presso C+G Técnica; José Vicente Llopis, direttore commerciale dell’area sud di Valencia per Porcelanosa; Ángel Cobo, architetto specializzato in accessibilità e responsabile della Prescrizione presso EMAC®; e Alba García Falagán, campionessa del mondo e medagliata paralimpica, nonché ambasciatrice dell’accessibilità universale di EMAC® Gruppo. L’incontro è stato moderato da Luis Motes, CEO di Doyou Media.
L’accessibilità come criterio di qualità
Durante il dibattito, gli esperti hanno concordato sul fatto che la nuova normativa europea rappresenti un’opportunità per innalzare gli standard qualitativi del settore e avanzare verso un’edilizia più inclusiva, funzionale e capace di rispondere alla reale diversità della società.
«La normativa non deve essere un ostacolo alla realizzazione di grandi progetti; al contrario, deve consentire lo sviluppo di progetti di qualità superiore», ha affermato Ángel Cobo, architetto specializzato in accessibilità e responsabile della Prescrizione presso EMAC®. Ha inoltre sottolineato la necessità che produttori, tecnici e progettisti lavorino in modo coordinato per garantire che l’accessibilità raggiunga effettivamente l’utente finale. «Progettare per l’utente finale significa pensare all’intera società, integrando pienamente la diversità umana», ha dichiarato.
Il rappresentante di EMAC® ha evidenziato che progettare fin dall’inizio secondo criteri di accessibilità deve essere considerato una responsabilità professionale allo stesso livello della sicurezza, dell’igiene o della stabilità strutturale di un edificio, integrandola fin dalle prime fasi del progetto e non come un adattamento successivo.
Cobo ha inoltre richiamato l’attenzione sulla necessità di aggiornare il Codice Tecnico dell’Edilizia spagnolo in materia di accessibilità, ricordando che ha subito pochissime modifiche negli ultimi vent’anni. «La nuova Legge Europea sull’Accessibilità consentirà di migliorare e armonizzare i criteri a livello europeo, ma la normativa spagnola deve adeguarsi quanto prima alla realtà attuale», ha aggiunto.
Dalla normativa all’esperienza reale
I partecipanti hanno inoltre concordato sul fatto che la disabilità non risiede nella persona, ma negli ambienti che non siamo stati in grado di progettare per tutti. Cambiare questa realtà rappresenta sia una responsabilità collettiva sia una concreta opportunità.
Mª Carmen Fernández, architetto tecnico per l’Accessibilità Universale e l’Innovazione presso Fundación ONCE e ASEPAU, ha evidenziato che l’EAA «armonizza i criteri di accessibilità digitale e fisica» e impone di ripensare il modo in cui vengono progettati edifici, servizi e spazi pubblici. «L’accessibilità non mira a complicare i progetti, ma a normalizzare ciò che dovrebbe essere considerato fin dall’inizio», ha spiegato.
Fernández ha insistito sul fatto che molti progetti continuano a essere sviluppati senza criteri di accessibilità e vengono adattati solo successivamente, generando soluzioni incomplete o poco funzionali. «La vera barriera non è l’architettura, ma la mancanza di volontà di trasformarla», ha affermato.
L’esperta ha inoltre avvertito che l’accessibilità è ancora spesso percepita come un “extra” e non come un obbligo reale. In questo senso, ha sottolineato che finché la mancanza di accessibilità non comporterà conseguenze economiche e sanzioni, difficilmente verrà affrontata con la dovuta serietà. «Esistono normative per questioni come la sicurezza, il rumore o la convivenza civile, ed è difficile comprendere perché non avvenga lo stesso per il rispetto dell’accessibilità», ha dichiarato.
Da parte sua, la campionessa del mondo e medagliata paralimpica Alba García Falagán ha offerto la prospettiva più umana dell’incontro, ricordando che l’accessibilità incide direttamente sull’autonomia e sulla sicurezza delle persone nella vita quotidiana. «La vera accessibilità significa entrare in uno spazio senza dover chiedere aiuto. Quando tutto funziona in modo naturale, non si conquista solo autonomia, ma anche tranquillità, sicurezza e libertà», ha affermato.
Anche il dettaglio costruttivo fa la differenza
Sulla stessa linea, l’architetto Juan López-Tarruella ha sostenuto che accessibilità e design non sono concetti contrapposti. «Quando l’accessibilità viene integrata fin dall’inizio, l’architettura diventa più chiara, più coerente e più umana», ha osservato. Ha inoltre sottolineato che un’accessibilità ben progettata non dovrebbe essere percepita come qualcosa di eccezionale, ma come una caratteristica naturale di uno spazio ben concepito.
Dal punto di vista industriale, José Vicente Llopis, direttore commerciale dell’area sud di Valencia per Porcelanosa, ha posto l’attenzione sull’importanza del dettaglio costruttivo come elemento decisivo per garantire un’esperienza realmente accessibile. «L’accessibilità si conquista o si perde nei dettagli: in una transizione ben realizzata, nella continuità di una pavimentazione o nel modo in cui i materiali interagiscono con le persone nel loro utilizzo quotidiano», ha spiegato.
Con questa terza edizione, FuturEMAC® consolida la propria posizione come spazio di riflessione sulle grandi sfide che segneranno il futuro dell’architettura e delle costruzioni, promuovendo il dialogo tra industria, architettura, innovazione ed esperienza reale degli utenti per avanzare verso ambienti più sicuri, inclusivi e sostenibili.